mercoledì 12 gennaio 2011

Una volta...ascoltai Piccole Grandi Cose...



Una volta mio zio mi raccontò che durante il dopo-Vajont, in quello che era stato Longarone, uno dei soccorritori trovò una cassettina appartenuta ad un bambino, sepolta tra la melma e l’acqua che tutto aveva smussato, e non se ne separò mai. E’ nato così uno dei racconti delle Piccole Cose, quello di Guido detto L’Ignoto, perché non ricorda nulla da un giorno all’altro e ricorda solamente quando, giunto in un posto dove regna ormai solo la morte, appunto Longarone, ricorda la sua vita grazie a quella cassettina.

Una volta mio nonno mi raccontò di quando, di ritorno dal fronte greco albanese durante la seconda guerra mondiale, un commilitone gli mostrò l’immagine di una ragazza. Era mora, con i capelli ricci e gli occhi scuri: un’ebrea. Aveva tanti sogni, Mario, con quella ragazza, e li confidò a mio nonno. Ma Mario non tornò più, inghiottito dal gelo dell’inverno russo e lei, Hadassah, non lo rivide più. Anche questo è uno dei racconti.

Una volta mia madre mi narrò che una donna, rischiando la sua vita, era riuscita ad aprire uno dei convogli che trasportavano gli ebrei verso i campi di morte e a far fuggire alcuni tra loro. Una volta una vecchina morta ormai centenaria mi raccontò di quando, bambina, dovette lasciare la sua casa, il suo paese, insieme a tutta la popolazione, per un luogo ignoto. Era il 1915 e il paese era Vermiglio in Trentino e la gente fu portata in un misero campo chiamato Mitterndorf in Austria dove crepò di fame, freddo, malattie, e da dove sarebbe tornata solo anni dopo per ricostruire il paese distrutto.

Una volta sentii parlare in tram in merito a una bambina che, come spesso fanno i bambini, si era subito lavata via dal viso con la manica un bacetto che il Duce, in visita, le aveva propinato, mentre la maestra del paese, tutta in ghingheri, sospirava aspettando solo di cadere ai piedi di Mussolini.

Una volta tre soldati austroungarici riemersero dai ghiacci dove si era congelata la loro giovinezza, oltre novant’anni dopo la prima guerra mondiale, e raccontarono al vento, che me lo sussurrò, ciò che era stata la loro vita. Una volta lessi di una donna, vera o leggendaria, che viveva come un uomo in un luogo maledetto e che, come tutte le donne capaci e decise, veniva additata da tutti (anche e soprattutto dalle altre donne..eh già…).

Una volta decisi di trascrivere quanto avevo sentito e letto e nacquero così i racconti de Le Piccole Cose. Tutti racconti basati su qualcosa di vero, tutti con Piccole Cose da scoprire, che sia una cassettina gialla di un bambino o la statua di un santo lasciata, sola, al paese, dove si spera di far ritorno.

Nessun commento:

Posta un commento