lunedì 2 marzo 2015

MITTERNDORF NELL'ANTOLOGIA IN ESPERANTO

Ringrazio Carlo Minnaja che ha inserito il mio racconto Mitterndorf, del libro Le Piccole Cose (lo trovate richiedendolo a me a larazavatteri@gmail.com) in un'antologia in lingua esperanto nel 2014. Ecco il suo pensiero in merito

Il perché di un’antologia trentina in esperanto

Il rendere omaggio a Giovanni Peterlongo nella sua terra dà la gradita occasione di introdurre un’antologia in esperanto dal titolo Trentlando – verkistoj, legendoj, kantoj (Trentino – autori, leggende, canti). Peterlongo aveva affidato alla sua traduzione in esperanto della Divina Commedia il compito di diffondere il pensiero di Dante in tutto il mondo. Non gli sfuggiva peraltro l’importanza della diffusione, oltre che di un pensiero universale, di culture che, per motivi storici, geografci, sociali non hanno la possibilità o l’opportunità di essere conosciuute al di là di ristretti limiti territoriali. Non si tratta di culture ‘minori’: anche queste hanno i loro valori letterari, le loro considerazioni filosofiche, le loro tradizioni popolari.
Ecco quindi che i congressi italiani di esperanto, che si svolgono ogni anno in regioni diverse, hanno cominciato ad offrire antologie riguardanti gli autori e le culture locali. È nata così nel 2012 l’antologia Luigi Pirandello kaj aliaj siciliaj aŭtoroj (Luigi Pirandello e altri autori siciliani), seguita l’anno successivo da Eugenio Montale kaj aliaj liguriaj aŭtoroj (Eugenio Montale e altri autori liguri); in tale filone si colloca dunque anche questa antologia trentina.
Rispetto alle precedenti, ci sono alcune novità. Il Trentino è stato, ed è ancora, una regione di incontro tra popoli, culture e soprattutto lingue diverse. Inoltre in dialetto trentino sono state prodotte poesie e prose che difficilmente hanno raggiunto il pubblico italiano, e rarissimamente quello mondiale. Anche nelle precedenti antologie erano comparse traduzioni dai rispettivi dialetti (da Ignazio Buttitta per il siciliano, da Fabrizio De André per il ligure), ma in questa le traduzioni dal dialetto trentino sono in numero più consistente. Colgo qui l’occasione per ringraziare tutti gli autori e gli amici trentini che con molta dedizione mi hanno aiutato nelle scelte dei brani e nelle interpretazioni di termini dialettali; valga per tutti Ugo Tonini, colonna dell’Associazione Esperantista Trentina.
L’antologia, in linea con le precedenti della serie, è stata limitata agli autori dall’Ottocento in poi, iniziando con Rosmini e Prati. Del Novecento mi limito a soli tre nomi. Lilia Slomp Ferrari, unica poetessa trentina presente anche in una antologia americana di poesia dialettale dell’Italia settentrionale, compare qui con poesie e prose tradotte dall’italiano e dal dialetto; Lara Zavatteri è autrice di un commovente lungo racconto storico sulla sofferenza della popolazione di un piccolo villaggio, tormentata da quella luttuosa guerra di cui quest’anno viene ricordato il triste anniversario. E alla guerra, la seconda, si collega un terzo grande figlio del Trentino: Alcide de Gasperi, presente nell’antologia con il suo discorso alla conferenza di pace di Parigi del 1946, in cui ha appassionatamente ricordato i sacrifici degli italiani dovuti agli eventi bellici, e presente ancora con un discorso del 1952 sulle radici spirituali dell’Europa, discorso pionieristico, pronunciato quando il sentimento comunitario europeo muoveva ancora i suoi primi passi.
Ma oltre le opere in dialetto, o in italiano di autori trentini, voglio segnalare la valorizzazione anche di altre culture. Le minoranze linguistiche, che in Trentino sono protette con leggi regionali secondo l’art. 6 della Costituzione e la legge 482/1999, trovano in questa antologia per la prima volta una diffusione tramite l’esperanto. La lingua ladina, nella sua versione della val di Fassa, ci racconta di un antico castelliere (complesso preistorico di abitazioni alpine), come anche del lago di Carezza e del Torrente Vesc (nome ladino dell’Avisio). La lingua della val di Fersina (Bersntol), che risale ad un insediamento bavarese iniziato nel tredicesimo secolo, ha acquisito una norma scritta soltanto nella seconda metà del secolo appena trascorso ed è attualmente incoraggiata nell’istruzione scolastica, con concorsi letterari, dei quali qui compare una poesia premiata. A sua volta, anche il cimbro è presente con una poesia premiata in un concorso per lingue minoritarie.
L’antologia non si limita a brani letterari. La cultura si esprime anche attraverso miti, racconti fantastici, leggende. Le storie dei ‘monti pallidi’ parlano di una principessa che non poteva sopportare l’oscurità e degli gnomi che hanno rivestito le montagne di un tessuto fatto con i raggi della luna; il re Laurino ha lanciato un sortilegio sulla montagna del Catinaccio che non ne facesse vedere il colore rosso delle rose che avevano rivelato il suo nascondiglio ai suoi nemici; ma nella maledizione che il colore non si dovesse vedere né di giorno né di notte si è dimenticato del crepuscolo, durante il quale sulla montagna è visibile quel meraviglioso colore rosa che dà il magico effetto dell’enrosadira.
Ancora castelli, feudatari, storie romantiche o crudeli (amori osteggiati, vendette, magie), e poi canzoni famose, portate in tutto il mondo dal coro della Società Alpinistica Tridentina; la versione in esperanto, perfettamente cantabile, è opera di Filippo Zanoner.
Questa l’antologia trentina, omaggio a Giovanni Peterlongo, all’esperanto e al Trentino.

Carlo Minnaja

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